Sunday, January 21, 2007

Degenerazioni epatiche

Rialzo la testa dai libri. Nel mio viso, dopo la due giorni di esami, c'è disegnata solo cattiveria. La cattiveria, l'odio e la follia di chi, a due passi dal traguardo tanto rincorso, nn è riuscito a far altro che sparare alto sopra la traversa.

Calcio di rigore fallito. Tutto da rifare.

Analisi D batte ilpazzo. 3-1. E nn serve a niente maledire questo o quell'altro. Il miracolo era riuscito. La rincorsa portata a termine. L'esame era preparato e pronto da dare. Sbagliato solo per mia mera coglionaggine.

Ed allora:
guardo il latte versato. E bestemmio. Come se la colpa fosse del povero diocristo.

Penso che forse sarebbe il caso di mettere la testa sui libri ed affogare nello studio i dispiaceri dallo stesso studio provocati. Ma questa volta decido che le cose vanno fatte al vecchio modo dello zioGuido: venerdì pesantemente etilico (11 ore consecutive, dall'aperitivo all'afterhours, bevendo) e sabato pesantemente vomitoso (11 ore consecutive con la testa nella bacinella).

Risultato: domenica al lavoro con la faccia da zombie. incazzatura scemata e gastrite partita per nuovi inesplorati orizzonti.

L'esame di mercoledì andato a puttane.

Ma va bene così.
Cadiamo per cadere. Non per limitare i danni.
vaffanculuallisordimenuti.
ilpazzo

PS: scusate la dislessia.

Thursday, January 18, 2007

...rca mad...

L'esame nn è andato bene!
Per niente.

E si poteva fare...
e ciò è ancora peggio.

..rca mado...

Tuesday, January 16, 2007

L'angolo dei PURTROPPO. L'ammmore

Apro gli occhi. La bocca è impastata e secca. Nello stomaco un subbuglio di patate e carne di cavallo. La pennichella pomeridiana mi è calata addosso. Come un camion a rimorchio. E mi ha sconquassato il corpo. Ed il pomeriggio direi.

Sognavo. Ricostruisco tra me e me gli ultimi momenti di un sogno che era un soliloquio. La luce della lampada da studio mi taglia in due gli occhi. Non riesco a tenerli aperti. La radio è ancora accesa. Da quanto tempo dormivo? Ore? Giorni? Sono a letto da meno di 45 minuti. Mi giro di lato e continuo a pensare.

Penso al sogno appena fatto; anche in fase rem parlo da solo. Le vicissitudini nn si sussuego quando sei blindato in una stanza a studiare. Parlare da solo, pensare a voce alta, è cosa comune. Sognarlo di fare, come mi concerne, è roba da pazzo. Date a cesare quel che è di cesare.

Tiro giù la coperta. Sono sudato e fa caldo. Mi stiracchio e riprendo vita. Anche se nn vorrei, anche se rimarrei a poltrire in questo forno-letto altri 10 minuti. Ma il mio soliloquio mi tartassa la mente e vuole essere sccritto. Mi si vomita nella mente con spasmi da coliche.

Sognavomi. Correggomi: sognavo ME, da solo per strada, gridando a voce alta. Nn incazzato, nè felice. Freddamente convinto di quello che dicevo, gridavo ai quattro venti la mia scoperta. Il mio ragionamento che filava come fila il galbanino caldo.

Io lo so di chi è la colpa. La colpa è di Serena D.C. E' entrata con una frase nel mio pomeriggio ed ha acceso un interrutore a livello inconscio. E vallo a trovare adesso... nascosto com'è in qualche meandro recondito di me. Per quanto mi concerne potrebbe essere anche infilato "su per il buco del culo". Cito il buon vecchio Maninpasta come si cita Cicerone.

Comunque, divagazioni a parte, ritorno brevemente al succo del discorso. Ecco... vediamo se ce la faccio ad affrontare uno dei miei Taboo.
Io sognavo...
mmmm
Io sognavo di discutere dell'ammore. Ammore.

[...]L'ammore, al pari della paranoia è un frutto di stagione (chi è che nn è imparanoiato d'inverno?). Anzi... di piu'. Forse l'ammore è un frutto epocale. Se marcisce sull'albero, bisogna aspettare che si stacchi, cada e rotoli giù. E poi ne rinasce un altro. Ne rinasce un altro?

Secondo me no. Almeno... nn è detto. Pero' una cosa è sicura. Prima o poi marcisce. Perchè i vermi sono tanti e ci sono sempre. Ed un frutto, per quanto rigoglioso, prima o poi cede al passare dei tempi.

Come i capricci, come il dolore, come la passione... prima o poi passa. La mente umana è fatta così.

Niente di trascendentale. Nè di trascendente. Solo ormoni e reazioni chimiche. Cazzi e mazzi. E che nn siate d'accordo, sinceramente, nn me ne frega una cispa. Se la pensate diversamente lasciatemi dire che vi invidio e vi ammiro.

Io la penso così. Perchè i frutti dal mio albero sono caduti sempre. Anzi... perchè i frutti dal mio albero ce li ho buttati giù io. Perchè l'albero rigoglioso nn mi piace. Perchè si.
Io la penso così. Purtroppo.
[...].

L'indicatore di misantropia segnala livello di pericolo.
Ma chiuso in questa gabbia di cemento è difficile sfogare.
Allora uscirò, maledicendo passanti e sconosciuti solo per il fatto di esistere.

La paranoia è un frutto di stagione. O no!?
Ed allora aspettimo che anche questo frutto cada dall'albero.
Come l'Ammore.

Ilpazzo@purtroppo

Sunday, January 14, 2007

E fu stress. E fu, felicemente, stress

Sghignazzo soddisfatto. In realtà rido da solo. A crepapelle, nn mi si tiene quasi. Rido perchè sono le 3 di notte ed ho finito di studiare da poco piu' di cinque minuti. Rido perchè l'esaurimento nervoso mi si è radicato nel cervello. Rido perchè ridere mi ridona un senso di umanità che questa no-stop di studio mi ha tolto.

Vado in cucina ed apro una scatoletta. La puzza è quella inconfodibile del mangime per cani. L'etichetta cita: lenticchie. Le scaldo un po' in pentola. Poi olio e sale. Ecco la cena perfetta di un perfetto studente. Lenticche sale ed olio. Alle 3 di notte. Poi a corredo un mandarino ed una fetta di pane e nutella.

Faccio il resoconto di una giornata partita in salita e finita con uno sprint alla pantani. Senza doping (purtroppo...). Riguardo qualche viso erasmus. Chiara mi invia foto di esponenti illustri della CIV (Comunidad Italiana en Valencia). Rivedo posti e situazioni che mi si sono stampate a caldo nel cuore. Chiudo gli occhi e sogno di poter scendere le scale e attraversare Plaza Honduras. Apro gli occhi e vedo la nebbia oltre la finestra. Scendendo di casa, al piu', potrei attraversare il ponte di mezzo.

Guardo l'orologio. 3 AM. Maledico il fuso orario che mi impedisce di essere una persona normale. Vivo in perenne fuorigioco. E a niente vale lamentarsi con l'arbitro di turno. Occasione persa e punizione. A mio sfavore naturalmente. Impreco. Già pronto e disposto a gettare la spugna.

Ma stanotte lasciatemi intonare il mio canto allo stress. Benedire queste risa che invadono il silenzio della mia stanza. Sentire il dolore alla schiena ed ammirare l'inchiostro sbavato sulle mie dita. Lasciatemi guardare i fogli impestati da formule e numeri e vedere espiati i miei sensi di colpa da fancazzista. Oggi ilpazzo è ritornato a sentirsi capace. Capace di far marciare quest'esercito malandato di neuroni.

Inno allo stress.
Inno alla produttivita cerebrale.
Defrag avvenuto. Risorse allocate.

Vado felicemente a nanna.
ilpazzo

Saturday, January 13, 2007

Libera uscita

Alzo gli occhi dai libri e, soprattutto, stacco la mente dalle angoscie e dalle paranoie di quest'ultimo periodo. Mi concedo una serata priva di sensi di colpa; quasi un regalo a me stesso, un premio alla mia tenacia. Tanacia che mi spinge, giorno dopo giorno, a lottare questa battaglia persa per dimostrare (a me stesso, naturalmente) che mi piego ma nn mi spezzo, che so soffrire in silenzio e con dignità.

Mi concedo una di quelle serate che ti fanno ritornare a casa carico come se fossi appena rientrato da una vacanza di un mese. Ottima compagnia, musica squisita e tanta bella gente. In serate come queste quasi nn rimpiango di essere venuto via da Valencia per impiantarmi di nuovo a Parma.

Sorrido mentre il buon vecchio Mele mi incita: "Guido... Guido... tira una gomitata a questo stronzo che mi ha ammazzato pogando. Tiragliela in faccia che tu ci arrivi...". Sorrido mentre Ele mi indica da lontano il bellimbusto per cui ha perso la testa. Sorrido mentre alticcio sfotto tutte le belle fanciulle che mi passano davanti.

Non mi divertivo così da un bel po'. E sono contento. Usciamo dal locale sull'ultimo pezzo della serata. Sono quasi le 4 ma nn riusciamo a smettere di cantare. In macchina aria calda e fendinebbia. Siamo in mezzo al nulla.

Arrivato a casa sorrido ancora e sento l'inconfondibile rumore di sottofondo del mio cervelletto bombardato di musica per tutta la notte. Prendo un libro in spagnolo e leggicchio un po'. Giusto per appesantire gli occhi, per far sfogare un po' di questa adrenalina che ho ancora addosso.

Vado a letto.
Domani è un altro giorno.
E di vedrà...

Guido

Thursday, January 11, 2007

Disquisizioni notturne

Radio jazz suona. Mi lascio cullare dalle note che rompono il parmigianissimo silenzio della notte. Un acuto, un assolo di basso. E poi cassa e rullante; schiaffeggiato da manciate di accordi. Chiudo gli occhi e sbadiglio. Questa lunga giornata di sonno, intervallata da pranzo-due ore studio-cena, sta volgendo a termine. E si porta a strascico la consapevolezza di essere stata fortemente improduttiva.

Mi rendo conto di essere diventato un pelino piu' responsabile. Da come parlo, da come mi lamento. Da come mi lascio schiacciare dai sensi di colpa che prima mi scivolavano addosso come la pioggia. Riconosco la tipica ruga da persona responsabile. La mia fronte, spesso aggrottata, sembra sorridere al mondo; un bel sorrisone tondo tondo che unisce quasi le due tempie. Vorrebbe esprimere tutt'altro. Ma sembra sorridere. E ridi...

Mi rendo anche conto di stare invecchiando poco a poco. Me ne accorgo da ciò che penso, da cio' che dico. Mi sorprendo mentre osservo che le spinacine nn sono più verdi come una volta. O che nn si vende più la carne che si vendeva tempi fa. O che le ragazze di oggi sono diverse da quelle di quando ero giovane io.

Di quando ero giovane io!?!? Bacchetto la mia mente per questi pensamenti che nn mi appartengono. Risbadiglio e spalanco gli occhi. Morfeo mi accarezza la testolina. Mi sembra di essere sul punto di addormentarmi e vorrei avere un buon caffè caldo tra le mani. Poi pero' penso che sarebbe solo benzina per la sempre presente insonnia. Insonnia con la quale divido il mio letto da un po' troppo tempo.

Mi abbandono all'idea di passare un paio d'ore sotto le coperte a leggere. A pensare. A guardare le stelle fluorescenti sopra il mio letto. Scorro i contatti msn. Un paio di trilli qua. Un messagino di buonanotte la. Poi chiudo la finestra ed alzo un pelino il volume della radio. Assolo di sax. Mimo i movimenti col mio fanta sassofono tra le mani. Penso a quanto sarebbe stato bello finire (o semplicemente cominciare seriamente) i miei studi al conservatorio. Ennesima iniziativa lasciata in sospeso. Ennesima rinuncia. Ennesimo rimpianto.

Squillo al cell. Vecchie conoscenze. Me l'immagino sola nella stanza mentre pensa che cosa sto combinando. Non sto combinando niente. Sono incartato davanti ad un monitor col mio pigiamino rosso pensando a cosa scrivere per allietare i miei fanta lettori. Riprendo il mio fanta sax. Altro assolo. Mi alzo in piedi e mi stiracchio. Accendo la abatjuor e bevo acqua direttamente dalla bottiglia. Ecco, lo sapevo... mi sono bagnato tutto.

Sbadiglio. E questa volta mi rendo conto di aver perso quasi tutto il sonno. Sbuffo e prendo il libro poggiato sul comodino. Stasera mi sa tanto che lo finisco. Anche se mi dispiace. Anche se so che dopo mi toccherà andare in biblioteca a comprarne un altro. Ripenso a mio fratello e a quanto adoro rubare i libri dalla sua libreria.

Guardo l'agenda. Niente impegni per domani; solo la tabella di marcia autoimpostami per finire il programma prima dell'esame. Il 18 si avvicina. Troppo rapidamente per nn pregustare il sapore di questo fallimento che mi aspetta. Ho solo due giorni di ritardo. Ed una confusione in testa che farebbe invidia a mister been.

Attacca un assolo di pianoforte struggente e malinconico. Per quanto possa mai essere malinconico e struggente un pezzo jazz. Decido che va bene così. Che il punto della situazione è stato fatto. Che sono felice di aver scritto quello che volevo scrivere. E nn mi danno l'anima. La dislessia, con la calma impostami dalla tastiera, è andata a farsi benedire. No. Concedetemelo: è andata a farsi fottere.

Adoro essere volgare. Anzi: al momento sogno di poter essere volgare mentre stringo un buon sigaro tra le dita. Vorrei vedere le nuvolette ed i cercheitti di fumo riempire l'aria salubre e profumata d'arancia della mia stanza. Forse mi piacerebbe ancor di piu' farmi una sana canna. Benedetti esami!

Vado a letto.
Mi inchino alla sana fedeltà dei miei lettori e sogno di baciarvi uno per uno.
Notte. Giro di basso. Chiudo ancora gli occhi...

ilpazzo

Tuesday, January 09, 2007

Periodo no. No no no!

Nelle ultime 24 ore ne ho incontrate tante. Tante persone che, con grande mia soddisfazione, hanno voluto spendere un paio di parole per tirarmi su, per rincuorarmi.

Dai... questo periodo nero passerà. Vedrai che ne uscirai fuori. Stai tranquillo, "petra su petra se azza parite". Ho letto il tuo blog, non essere triste.

Ma io nn sono triste. E' facile fraintendere un pazzo. E per questo il pazzo si scusa, schiarisce la voce e chiarisce il concetto. E' un periodo di studio. Relativamente nero. Ma nn buio. Come sempre, davanti ad un libro, nessuno caga gioia; ma, di sicuro, io nn piscio amarezza.

Sono semplicemente piu' scurrile ed asettico del solito. Ma la motivazione è da cercarsi qui davanti. Sui libri che mi circondano. A parte qualche lettura personale che mi concedo come succulento nettare per occhi e mente, le righe che leggo sono crogiuli di formule e lettere greche, numeri e simboli, cazzi e mazzi.

Allora è facile avere nervi a fior di pelle a palle raso terra. Esco poco. E finisco per ringraziare dio (Dio, pardon) quando il mio frigorifero diventa vuoto. Buona scusa questa per uscire e vedere un po' di sole. Gli unici contatti che ho, coinquilini esclusi, sono telefonici (grande il buon Mele) o interattivi (grande il buon Msn) -ilpazzo(at)hotmail.it-

Due parole le vorrei spendere per una new entry tra i miei contatti: la "certa" Kiara. Campionessa indiscussa di fuoraggini ed emoticons, capace, spaziando tra una chiacchera ed una emoticon porno (Chiara, chiara...) di accompagnarmi in una notte vittima dell'insonnia. Dice che ci siamo conosciuti a Vlc... in realtà nn ci siamo mai visti, nè mai presentati. Dice che c'era alla mia festa di compleanno. Pero' era rimasta sotto casa perchè troppo ubriaca per fare le scale. Insomma... un personaggione; una di quelle persone segnate per sempre da valencia. Una di quelle persone con cui fa piacere avere un sano colpo di insonnia.

Ora di pranzo.
Casa odora di caffè. E cotolette. Il caffè bolle da 10 minuti sul nostro fornello pronto per accompagnare la nostra colazione. Le cotolette, purtroppo, sono nella padella della nostra vicina. Un piano di differenza. E 6 ore di fusorario. Misteri della relatività.

Stacco qui.
Mi faccio un segno della croce e mi chiedo come fosse la mia vita se fossi nato responsabile.
Di sicuro piu' pallosa.

Ritorno a studiare,
ilpazzo